Mi confronto con mia mamma di 86 anni e mi rendo conto quanto la società sia cambiata. Quando ero piccola, difficilmente vedevo mamme-amiche ma
mamme che con uno sguardo ti facevano capire la loro autorevolezza e noi bambini a rispettarla.
Quella mamma che sapeva se stavo bene, guardandomi in faccia.
Capiva se mentivo da come sbattevo gli occhi.
Mi diceva di no, anche quando piangevo.
E io sapevo che lo faceva per me.
Perché era la mamma.
E non la mia amica.
Ed io?
Ogni giorno mi chiedo:
Come si fa a educare in un mondo che cambia ogni settimana?
Come si fa a dire “no” senza sembrare una nemica?
Come si fa a restare madre, senza voler essere “alla pari”?
La tentazione di essere una mamma-amica certo che esiste ed il rischio di superare quel confine è dietro l’angolo dicendoti ma perché complicarmi la vita? Se fossi una mamma-amica, tutto sarebbe più facile. Scommetto che almeno una volta l’hai provata anche tu questa sensazione, non è vero?
Per quanto mi riguarda, percepisco questo tipo di tentazione soprattutto nell’attimo in cui vuoi avvicinarti a loro, far capire che, anche tu, hai vissuto già la loro età e sai quanto sia scomodo avere una mamma che dà le regole.
Il motivo?
Da un lato vuoi capirli. Vuoi esserci e vuoi evitare il muro.
Ti metti in discussione dicendoti: “Se mi vedono come una di loro, si apriranno di più.”
Ma il rischio è quello di scivolare nella zona grigia:
– Giustifichi troppo
– Sorridi invece di correggere
– Ridi quando dovresti dare un limite
– Ascolti, ma non guidi
– Accompagni, ma non sorvegli
Lo fai con amore, ma a lungo andare, ti ritrovi fuori ruolo.
Perché un figlio o una figlia, amici ne ha, o comunque li trova.
Invece, una madre? Di quella, si sa, ce n’è una sola!
Ed è insostituibile!
MA
“Io non sono tua amica. Sono la tua mamma”.
Ti confronti con altri modelli di mamma.
“La mamma di Marco non è come te, gli lascia fare tutto!”.
Il paragone è duro, ma ci tengo a spiegargli come la penso sul ruolo di mamma ma allo stesso tempo a non giudicare chi non ha la mia stessa idea di mamma. Mi impegno a trovare sempre un dialogo, sia nei momenti di gioia, ma ancora di più in quelli spiacevoli.
Con calma gli dico che non voglio essere la tua amica ma voglio essere la tua mamma.
Sono la mamma che ti tiene la mano, ma ti guarda da lontano quando vuoi più autonomia.
Quella che ti insegna cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Quella che quando sbaglia, ti chiede scusa.
Quella che ti ama, anche quando le sei contro.
E lì ho capito che essere mamma è scomodo.
Ma è l’unico posto in cui voglio stare.
Parlare sì. Sempre.
Con i miei figli parlo tanto.
Li ascolto tanto.
Perché il dialogo è un ponte.
Ma il ponte non serve a scappare: serve a incontrarsi.
Io non uso quel ponte per mollare il mio ruolo.
Uso quel ponte per restarci, per continuare ad essere il loro punto di riferimento.
Gli dico la verità, anche quando è scomoda. Gli dico quando sbagliano.
Perché essere genitori non è un referendum. È una responsabilità.
La differenza tra essere autorevoli ed essere autoritari
Non sono una mamma che urla o che si impone per forza su qualsiasi cosa, però non lascio tutto in mano a loro.
Non delego scelte che richiedono esperienza.
Non mi fido di un mondo che spesso li illude, li consuma, li inganna.
L’educazione è cambiata, è vero. Siamo più attenti all’ascolto. Più disponibili al confronto. Si parla, si discute e si arriva ad un accordo insieme, vagliando le varie opzioni, potendo tutti esprimere la loro. E questo è un bene.
Ma non possiamo smettere di essere il faro. Di dire no.
Di dire “questa cosa ti fa male, anche se adesso non lo vedi”.
I figli hanno bisogno di questo. Hanno bisogno di un ruolo fermo, di un baluardo e di un appoggio sicuro su cui poter contare.
Anche se poi si arrabbiano. O chiudono la porta della loro cameretta. Anche se sbuffano e ti rispondono male.
Lo capiranno.
Un giorno, lo capiranno.
Non è questo che abbiamo fatto anche noi?
Perché ci vuole coraggio a essere genitori e non amici.
Essere mamma oggi è un equilibrio continuo.
Ma ho capito che non si tratta di piacere.
Si tratta di crescere insieme.
E per crescere insieme, serve che qualcuno tenga la rotta.
Anche se mi costa fatica, anche se ogni tanto mi sento impopolare, severa, “vecchia”.
Perché i miei figli non hanno bisogno di un’amica in casa. Hanno bisogno di una madre che li ama abbastanza da non assecondarli sempre. E che resta.
Vuoi condividere la tua esperienza?
Raccontala nei commenti o scrivi su Wommate, nessuna mamma è davvero sola.
Siamo qui. Insieme. A imparare questo mestiere senza libretto di istruzioni.
Ti abbraccio!
Anna
